Il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, tra i più eccelsi Ordini Cavallereschi che la storia abbia mai conosciuto, trae le proprie origini dall’Imperatore Costantino I il Grande (274-337).

L’Imperatore, mentre era in procinto di combattere a Ponte Milvio, a venti chilometri circa da Roma, contro il suo rivale Massenzio, il 27 ottobre dell’anno 312, vide nel cielo una Croce fiammeggiante, circondata dalle parole in hoc signo vinces, ovvero “con questo segno vincerai”.

Durante la notte Costantino ebbe un’ulteriore visione, esplicativa della prima, nella quale Cristo stesso gli apparve con in mano la Croce, e gli comandò di far realizzare un Labaro che avesse impresso nella stoffa questa rappresentazione di Redenzione.
Ottenuta la vittoria, l’Imperatore si affrettò ad attestare la propria riconoscenza verso il Cielo, che lo aveva protetto, e fondò un Ordine di Cavalleria sotto il nome di Milizia Costantiniana, composto in origine dai cinquanta migliori Cavalieri, scelti per la propria Guardia personale, affidando loro la protezione del Labaro Imperiale.
L’Imperatore ordinò altresì che innanzi a tutti i suoi eserciti si portassero stendardi somiglianti a quel Labaro.
La visibile protezione celeste che Costantino aveva sperimentato nella guerra contro Massenzio, contribuì ad orientarlo definitivamente verso il Cristianesimo, tanto da fargli concepire il disegno di erigere una grande Basilica sul Sepolcro di Gesù.

L’Ordine fu in seguito sottoposto alla Regola di San Basilio (329-379), Vescovo di Cesarea di Cappadocia: in base a tale regola, i Cavalieri si obbligavano al voto di povertà, di castità, almeno coniugale, e di ubbidienza.
Questa Regola può a tutti gli effetti essere considerata il primo Statuto dell’Ordine Costantiniano. Nel 615 i Cavalieri Costantiniani affrontarono gli eretici in Persia ed in Palestina, e per loro opera furono rese tributarie dell’Impero Romano d’Oriente le province della Fenicia e dell’Egitto.
Alcuni autori affermano, altresì, che su Ordine del XXII Gran Maestro, Alessio V Angelo Flavio Comneno, Imperatore d’Oriente, i Cavalieri Costantiniani parteciparono alla prima Crociata dal 1099.

Il più antico documento ufficiale conosciuto sull’Ordine Costantiniano risale al 1190, anno in cui l’Imperatore di Costantinopoli Isacco Angelo Comneno riformò gli antichi Statuti dell’Ordine, per renderli maggiormente conformi ai nuovi tempi.
L’Ordine fu da Isacco Angelo Comneno chiamato “Costantiniano” per ribadire la diretta discendenza dei Comneni dall’Imperatore Costantino; “Angelico”, in omaggio al nome del riformatore; “di San Giorgio”, per aver questo illustre personaggio, milite e Santo Patrono della Cavalleria, nel 303, poco più che ventenne ufficiale dell’Imperatore Diocleziano, rifiutato di sacrificare agli dei, affrontando con estremo coraggio il martirio.
Tra i più importanti decorati di questo prestigioso Ordine si possono citare: Federico I Barbarossa, Imperatore di Germania; Enrico VI, suo figlio; Riccardo I, Re d’Inghilterra, detto “Cuor di Leone”; Filippo II, Re di Francia; Guglielmo II, Re di Sicilia; Alfonso II, Re d’Aragona; Casimiro, Re di Polonia; Alfonso IX, Re di Castiglia. L’Ordine partecipò, nel 1208, alla Crociata contro gli Albigesi, voluta dal Papa Innocenzo III, agli ordini del XXVIII Gran Maestro Alessio Andrea Angelo Flavio Comneno.

I Comneno conservarono il Gran Magistero anche dopo essere stati detronizzati; dopo la conquista di Costantinopoli da parte di Maometto II nel 1453, che vide il sacrificio, assieme all’Imperatore Paolo Angelo Flavio Comneno, XXXII Gran Maestro dell’Ordine, di seicento Cavalieri Costantiniani, i Comneno introdussero l’Ordine in Italia. La Santa sede appoggiò sempre le pretese dei Principi Angelo in esilio, vedendo in loro potenziali capi nella lotta contro i Turchi ed il mezzo per ristabilire nelle terre già bizantine, in caso di restaurazione dell’Impero, la comunione con la Chiesa Romana. Nel marzo del 1684, il XLI Gran Maestro dell’Ordine, Girolamo Angelo Flavio Comneno, chiamò i Cavalieri Costantiniani alla guerra contro i Turchi.

 

La trasmissione del Gran Magistero ai Farnese.

Sul finire del XVII secolo, rimasto solo della famiglia Comnena Giovanni Andrea Angelo Flavio dei Lascaris Paleologhi, Duca di Tessaglia e Principe di Macedonia, XLII Gran Maestro dell’Ordine, e trovandosi in età avanzata e senza figli, non volle che con lui scomparisse una istituzione tanto illustre ed antica.

Con atto stipulato a Venezia il 27 luglio del 1697, Giovanni Andrea Angelo Flavio trasferì il Gran Magistero dell’Ordine a Francesco I Farnese, Duca di Parma e di Piacenza, e nei suoi successori.
Leopoldo I, Imperatore di Germania, con Diploma Imperiale del 5 agosto 1690, e il Papa Innocenzo XII, con Bolla del 24 ottobre dello stesso anno, approvarono e confermarono rispettivamente quest’atto, acconsentendo, con espressi termini, al trasferimento del Gran Magistero Costantiniano dal discendente degli Imperatori bizantini al Duca Francesco I ed ai suoi legittimi successori.

Nel 1697, pertanto, Francesco I Farnese assunse con solenne fasto il Gran Magistero dell’Ordine nel tempio di Nostra Signora della Steccata in Parma, nel quale – fra l’altro – ne pose la sede conventuale. Iniziò poi a riformare l’antico statuto per renderlo più adatto ai mutati tempi; la riforma fu compiuta nel 1705, e l’anno seguente fu approvata dal Sacro Collegio. Con la Bolla del 1719, Papa Clemente XI si felicitò con i Cavalieri Costantiniani per avere condotto più di duemila fanti in Dalmazia contro le armate turche. Il cosiddetto “Reggimento Costantiniano” si comportò eroicamente nel corso di una lunga e vittoriosa guerra combattuta dalla Repubblica di Venezia contro i Turchi, con l’aiuto del Duca Francesco Farnese, XLIII Gran Maestro dell’Ordine Costantiniano.

La trasmissione del Gran Magistero ai Borbone delle Due Sicilie.

Estinta la famiglia Farnese nel 1731, l’Infante don Carlo, figlio di Filippo V Re di Spagna e di Elisabetta Farnese, divenne erede del ducato di Parma, e nel 1732 si dichiarò XLV Gran Maestro dell’Ordine Costantiniano. Divenuto, nel 1734, Re di Napoli, trasferì nel suo nuovo Regno la Sede e gli archivi dell’Ordine, nonostante i reclami dell’Infante don Filippo e di suo figlio Ferdinando, Duchi di Parma.  Nel 1759 ne riformò formalmente gli statuti, e quando egli nello stesso anno salì sul trono di Spagna, suo figlio Ferdinando ricevette con la corona di Napoli il titolo di Gran Maestro dell’Ordine. Dopo il trattato di Vienna del 1815, il Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla fu dato in sovranità, vita natural durante, all’Arciduchessa Maria Luigia, ex Imperatrice dei Francesi, la quale, il 23 agosto del 1816, si dichiarò Gran Maestro dell’Ordine Costantiniano, fondandosi sulla sua diretta discendenza dalla Casa Farnese.

Per non far rinascere le antiche dispute suscitate dalla questione della titolarità del Gran Magistero, fu stabilito che l’Ordine Costantiniano di San Giorgio verrebbe conferito, sino alla morte di Maria Luigia, dal Re delle Due Sicilie e dal Duca di Parma. Morta Maria Luigia, le successe Carlo Lodovico di Borbone, già Duca di Lucca, il quale prese il nome di Carlo II. Egli si dichiarò Gran Maestro dell’Ordine; per cui questo continuò ad essere conferito dalle due Corti di Napoli e di Parma.

Nel Regno delle Due Sicilie, oltre al Gran Maestro, che era il Re, vi erano i seguenti Gradi superiori: il Gran Prefetto, vice Gran Maestro; il Gran Priore, incaricato delle direzione spirituale dei Cavalieri; il Vice Gran Priore. La Regia Deputazione Magistrale, amministratrice dell’Ordine, era rappresentata nelle province dai Cavalieri Inquisitori. I membri dell’Ordine erano divisi in Cavalieri di Gran Croce, Cavalieri di Giustizia (che dovevano fare la prova di quattro quarti di nobiltà), Cavalieri Donatori (che all’atto di ammissione donavano all’Ordine una parte dei loro beni), Cavalieri di Grazia (per i quali la prova di nobiltà era sostituita dal Merito verso l’Ordine), Cavalieri Cappellani onorari e Cavalieri Scudieri.

La Decorazione dell’Ordine constava di una Croce gigliata smaltata color porpora, caricata dal Monogramma di Cristo XP posto fra le due lettere greche A ed Ω (Christus, alpha et omega; Cristo, principio e fine). Sulla punta delle aste erano le quattro lettere I, H, S, V (In hoc signo vinces).

La Croce era cimata da una corona e dall’asta inferiore pendeva un San Giorgio, a cavallo, in oro. I Cavalieri di Gran Croce aggiungevano alla suddetta una placca consistente nella stessa decorazione senza corona e senza San Giorgio, riportata sopra una stella brillantata. La decorazione dei Cavalieri Scudieri, o Donati, era simile a quella sopra descritta, senza però un giglio e le quattro lettere agli angoli delle aste.

Il nastro, a cui si attaccava la decorazione, era di colore celeste, e si portava all’occhiello. Il costume da cerimonia per i Cavalieri di Gran Croce consisteva in un manto di raso azzurro foderato di taffettà bianco, legato al collo con un lungo laccio di colore bianco e celeste; casacca bianca; farsetto e pantaloni del colore del manto; calze e scarpe bianche con laccetti celesti; cinturino di velluto cremisi; cappello di velluto rosso con le falde rimboccate di seta bianca e con pennacchi, sulla falda rovesciata anteriore si vedeva il monogramma di Cristo. Portavano inoltre in questa circostanza un collare d’oro composto da quindici medaglie di figura rotonda, ciascuna delle quali era smaltata di colore celeste e riportava il monogramma. Quella che cadeva sul petto, e che era più grande delle altre, era coronata di fogliame gemmato ed aveva nel mezzo la Croce dell’Ordine, da cui pendeva l’immagine di San Giorgio in atto di ferire il dragone.

A causa del collare d’oro finissimo che portavano i grandi Dignitari, il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio fu anche detto “dei Cavalieri Aurati”. I Cavalieri di qualunque categoria usavano lo stesso abito, con la differenza che il manto era di seta ondata celeste ed il cappello era dello stesso colore con le piume bianche; oltre a ciò portavano, invece della collana, la Croce pendente ad una catena d’oro.

I Cavalieri Cappellani usavano invece sopra la veste talare una cotta celeste orlata di merletti bianchi, e i Cavalieri Scudieri una fascia di seta celeste detta banda che scendeva dalla spalla destra al fianco sinistro. Quando fu proclamato il Regno d’Italia, gli Ordini Cavallereschi che avevano caratteri religiosi, come il Costantiniano, non furono compresi nella soppressione delle corporazioni religiose ma furono ugualmente colpiti; il Costantiniano ebbe i propri beni devoluti al Demanio con Decreto di Garibaldi nella sua qualità di Dittatore, in data 12 settembre 1860, ma fu conservato in vita, tanto che la Corte di Cassazione di Napoli, con sentenza dell’11 luglio 1871, confermò che il suddetto Decreto non ne disponeva l’abolizione; né fu abolito (lo furono solamente le Commende) con la legge del 26 giugno 1873.

il Procuratore Generale del Re di Napoli il 13 agosto 1921, infatti, ne riaffermò l’esistenza ininterrotta e quello di Palermo ne ricordò i riconoscimenti amplissimi ottenuti dai Pontefici Pio X e Benedetto XV. Durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, l’Ordine Costantiniano ha ben meritato nell’assistenza ai soldati feriti e malati, ai prigionieri ed ai reduci. Cavalieri e Dame erano in tali occasioni impiegati in treni ospedali e all’interno dei nosocomi delle più grandi città: basti citare, per tutti, l’Ospedale Militare di Napoli. Nell’ultimo periodo della sua storia gloriosa, ha fatto parte dell’Ordine, da Monsignore, il Pontefice Pio XII, e ne sono insigniti moltissimi Cardinali, Arcivescovi e Vescovi. Con Patto di Famiglia fra i vari rami dei Borbone, fu stabilito che il Gran Magistero rimanesse al ramo dei Borbone delle Due Sicilie; negli ultimi anni esso è infatti passato da Sua Altezza Reale il Principe Ferdinando Pio di Borbone, Duca di Calabria (nato a Roma nel 1869, morto a Lindau nel 1960), figlio di Sua Altezza Reale Alfonso, Conte di Caserta – previa rinunzia alla successione da parte del fratello – Sua Altezza Reale il Principe Carlo Maria (nato a Gries nel 1870, morto a Siviglia nel 1849), con Atto del 14 dicembre 1900 con cui rinunciò per sé e i suoi discendenti all’appartenenza alla Real Casa di Borbone delle Due Sicilie, venendo integrato con Atto del 7 febbraio 1901 alla Real Casa dei Borbone di Spagna, a suo fratello Sua Altezza Reale il Principe Ranieri, Duca di Castro.

La Repubblica Italiana lo ha compreso fra quelli riconosciuti “dinastici non nazionali”, l’uso dei quali può essere autorizzato con Decreto Presidenziale a norma dell’articolo 7 della Legge 3 marzo 1951 n. 178; il parere del Consiglio di Stato è del 26 novembre 1981, n. 1869, su richiesta dell’Ufficio Cerimoniale del Ministero degli Affari Esteri.